C’è sempre una via d’uscita – Intervista a Dora Millaci

C’è sempre una via d’uscita – Intervista a Dora Millaci

Dora nasce in Belgio, a Liegi precisamente, nel 1970, da genitori italiani, e dopo aver girato parecchio si stabilisce a Genova, dove tutt’ora vive, in una casa piena di luce e di colori, un luogo che denota allegria, nonostante tutto, come è lei: bella solare allegra, e soprattutto positiva! All’età di 33 anni, le viene diagnosticata la sclerosi multipla, e nel giro di pochissimo  (3 anni dopo), Dora è costretta a riabituarsi ad una nuova vita, sulla carrozzina e con le giornate scandite dai farmaci, ma la sua positività non si ferma, anzi: aumenta a dismisura, tanto che quando le viene chiesto come trascorre le sue giornate, lei risponde che ha tantissimo tempo da dedicare a sé, alle sue passioni, in primis la scrittura, lei che è una scrittrice per natura e soprattutto una poetessa. Ha vinto numerosi premi internazionali, e tra le tantissime cose che fa, conduce una web radio sui social, che vanta migliaia di ascoltatori. Siamo andati a trovare Dora nella sua casa di Genova, dalle cui alture, si possono cogliere meravigliosi tramonti, che – insieme ai gatti – sono la passione di Dora.

D. Dora, quando hai cominciato a scrivere?

R. Come molti ho iniziato da giovanissima, fin da bambina scrivevo brevi favole con la morale, ma il mio primo lungo racconto l’ho scritto quando ero una ragazzina più grandicella. Era un giallo dal titolo “La signora del castello”. Dopo anni lo ricordo ancora con nostalgia e penso di averlo conservato in una delle tante scatole dove conservo i miei scritti: non ne ho mai buttato nessuno.  Il primo vero libro l’ho scritto a 18 anni ed è arrivato finalista al Bancarellino: “Il segreto di Itzà Takil”.

D. Quando all’improvviso, nella vita irrompe una malattia così importante, quali sono le prime sensazioni?

R. Che dire… all’inizio sicuramente smarrimento, perché vieni catapultata in un mondo nuovo del quale non sai nulla. Pensi a questa malattia, al quadro che il neurologo ti mette davanti e al fatto che dopo aver visto la risonanza, noti la sua meraviglia per il fatto che stai a quel tempo ancora “bene”, tranne la perdita della vista all’occhio destro. Infatti a suo avviso avrei dovuto avere molti più sintomi.Questi non tardarono comunque ad arrivare… un paio di mesi dopo, zoppicavo già vistosamente. A dire la verità, non dissi subito che mi avevano diagnosticato una patologia neurogedenerativa progressiva e senza cura. Forse perché non volevo “pietismi”. Non li sopporto e così, dicevo a tutti che avevo problemi al menisco. Solo molto tempo dopo, parlando poi con il mio neurologo che poi di li a poco sarebbe diventato un caro amico, capii che non stavo accettando quello che mi era capitato. Alla fine, ho compreso ed ho iniziato a dire la verità. Da quel giorno mi sono sentita meglio, sollevata. E così, anche se il mio corpo stava precipitando sempre più nell’abisso della malattia, il mio spirito aveva trovato la serenità. Infatti sono diventata testimonial dell’AISM ed ho fatto alcuni video per loro. Perché volevano una persona solare, sorridente che mostrasse che si può essere comunque gioiose e vivere appieno, nonostante la malattia.

D. Come sei riuscita a superare tutto questo e a diventare un esempio di positività?

Partendo dal presupposto che sono di natura ottimista e gioiosa, vedo il bello ovunque. Pertanto alla fine, mi è stato facile “superare” e soprattutto accettare l’evoluzione della malattia. Che nel mio caso, me ne ha portate delle altre. Io ironizzo su tutto, per me è una sfida giornaliera ed io amo vincere le sfide, sempre con il sorriso.

D. Tu scrivi… favole, poesie, racconti: cosa significa la scrittura e cosa ti senti di consigliare a chi ha questa passione, ma non riesce ad emergere?

Io amo scrivere… l’ho sempre fatto. Ricordo che mio padre diceva che avevo la “penna facile”… scrivo praticamente tutti i giorni. Anche solo una frase, un pensiero, la trama di un racconto.

Innanzittutto bisogna vedere se una persona scrive per diventare ricca, per passione o per chissà quale motivo. In diverse interviste mi hanno chiesto che cosa vorrei, qual è il mio obiettivo finale. Ho sempre risposto: “Il mio obiettivo è quello di diventare una brava scrittrice, di quelle che un domani si leggerà sui libri di testo” Ebbene sì, punto molto in alto… Pertanto tornando alla domanda iniziale, il mio consiglio è: scrivete, scrivete, scrivete tanto, ma anche e soprattutto leggete tanto. Perché in radio da noi arrivano libri che oltre ad essere poco originali, sono pieni di errori grossolani. Se per esempio citate una battaglia, fate ricerche e mettete le date ed i luoghi esatti …  Domandatevi che cosa vi spinge a scrivere: se la passione, se la voglia di trasmettere emozioni, se quando scrivete vi sentite felici. Scrivere dev’essere un piacere, non un dovere. La penna deve scivolare sul foglio, come una nave sull’acqua. Se invece siete bloccati e dovete ricorrere a suggerimenti, trucchetti, a copiare pensieri, idee altrui, forse questo “mestiere” non fa per voi. Non abbiate fretta… perché c’è un momento per ognuno. Dovete solo attendere il vostro tempo, sempre se avete la “stoffa” dello scrittore.

D. Dalla vita hai avuto tanto in tutti i sensi, quale è il messaggio che vuoi mandare ai nostri soci?

Beh! Onestamente la mia vita non è stata per nulla rosea come molti credono. Anzi. Essendo, però molto riservata, si contano su una mano le persone che conoscono il mio passato. Nonostante le mille difficoltà, però non ho mai perso la speranza e neppure il sorriso. Pertanto dico ai vostri soci e non solo, dico a tutti come sempre: anche se avete davanti ostacoli che vi sembrano insormontabili, c’è sempre una via d’uscita, basta credere in se stessi, nella forza che abbiamo dentro. Ed è questo che io faccio con le mie frasette che io chiamo “pensieri al vento”: incoraggio, do forza, rincuoro, consiglio e rallegro, dando speranza per il domani. Perché come dico sovente quando non sono al top: “Domani sarà un giorno migliore di oggi” e ci credo fermamente!

Dora dopo la ns chiacchierata, ci offre un caffè preparato dalla sua dolce metà, (dato che non riesce a fare quasi nulla da sola), lei che ha il tavolo pieno, stracolmo di medicinali, trova un attimo di dolcezza tutto per noi: e da qui emerge la sua personalità, quella di una persona caparbia, generosa, che ha imparato tanto dalla vita, e che tanto sta ridando a tutti coloro che nel cammino tra un social, una telefonata, e una intervista la incrociano…

Grazie Dora, di questo bellissimo spazio che ci hai dedicato, oggi la lezione di vita, l’abbiamo avuta noi da te! C’è sempre una via d’uscita…

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